ASCOLTA: (Vedi "Tracce in ascolto") Sia Tolno viene dai paesi martoriati dal virus Ebola, ed è una delle voci più originali e trascinanti emerse dal continente africano negli ultimi anni. E' inutile provare a descrivere l'intensità della sua voce nera africana, così piena di calore e ritmo, o la sua sensualità morbida e vibrante. Meglio mostrarne subito le doti nelle sue esibizioni dal vivo.
Nata a Guékédou, nella Guinea orientale vicino al confine con l Liberia e la Sierra Leone, trascorse la sua infanzia travagliata a Freetown. Grazie ad un talento innato la musica fu per lei veicolo di liberazione. Era back-vocalist con il cantante locale Steady Bongo quando scoppiò la guerra civile, quella tragedia indicibile che durò undici anni è causò la morte di oltre duecentomila persone. Sia fuggì da Fretown a Conakry nel 1995. Lavorava come cantante al Copains d’abord, un night-club di Conakry, riuscì a registrare una cassetta e, due anni dopo, rappresentò la Guinea in un festival internazionale in Gabon, dove si piazzò al terzo posto.
Da lì la sua vita cambiò. Pierre Akendengue – il celebre musucista e intellettuale gabonese, che la presentò all’etichetta francese Lusafrica. Arrivarono così le sue prime collaborazioni – Mamadou Barry e Cesaria Evora – e i suoi album solisti: Eh Sanga (2009), prodotto da Kante Manfila, My Life (2011) e infine African Women (2014), prodotto e arrangiato addirittura da Tony Allen. E qui la storia si intreccia con il grande batterista nigeriano co-fondatore dell’afrobeat assieme a Fela Kuti, e prende una piega diversa.
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| Tony Allen |
Tony Allen è un generatore di musica e di groove irrefrenabile. La sua oramai sterminata discografia – che inizia con i Koola Lobitos di Fela negli anni ’60 e continua con gli Africa 70 e con i suoi primi progetti solisti nella seconda metà degli anni ’70, dopo il massacro a Kalakuta Republic - esplode in mille rivoli dagli anni ’80 in poi, grazie alle sue continue collaborazioni e incursioni nei generi più disparati, dal dub al jazz al funky all’elettronica.
African Woman è solidissimo afrobeat vecchia maniera. La batteria di Tony Allen tiene in mano maestosa il groove e guida con sicurezza l’intera band – chitarra ritmica, tenore e basso, percussioni e fiati, compreso il necessario sax baritono. La voce di Sia Tolno, tutta di gola e testa, mai ruffiana, dà all’afrobeat un colore marcatamente soul. I testi sono per la maggior parte in inglese e pidgin, e raccontano delle miserie e delle lotte vissute tra Guinea e Sierra Leone, del dramma dell’immigrazione, dell’arroganza di piccoli e grandi potenti, di mutilazioni genitali, di matrimoni prigioni, di miserie e sofferenze, sentimenti, desideri e ideali.
African Woman è musica godibilissima, ma soprattutto è l’incontro tra Sia e Tony, avvenuto a Parigi grazie a un’amicizia iniziata in Gabon, una nuova storia nata dal movimento di persone ed energie. Sia Tolno è forse la più funky tra le voci africane contemporanee. PEr scoprirne tutta la straordinaria potenza andrebbe ascoltata dal vivo, ma nell'attesa godiamoci questo suo splendido terzo album in studio.



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